Narrazioni artigianali
Raccontate a mano con i nuovi media

Narrazioni artigianali in breve

Afferro bit, codice, strumenti digitali e li piego, li manipolo, li tiro fino al limite e infine li amalgamo alle parole per raccontare le storie di finzione che ho in testa e costruire nuove strutture narrative. Ecco perché chiamo le mie narrazioni “artigianali”: sono storie, mondi, personaggi costruiti a mano, lavorati bit per bit e parola per parola. Ambienti narrativi che nascono dall’intreccio tra digitale e racconto, tecnologia e crafting, materia e sogno.

La storia lunga

Ho sempre voluto fare la scrittrice. E, come il sogno di ogni scrittore che si rispetti, anche il mio ha una storia appassionante. Potrei dividerla in tre tappe principali:

  • Ho deciso che da grande sarei diventata una scrittrice dopo il mio primo tema in classe.
  • Ho deciso che mi sarei dedicata alla sperimentazione narrativa dopo il mio primo tema sovversivo di ogni canone letterario. Titolo: “C’era una volta un asino che volava…. ” Svolgimento: “Poi cadde e morì.”
  • Ho capito che avrei cercato di realizzare narrazioni coinvolgenti, che frantumassero i confini tra mondo reale e mondo di finzione, nel 1985, quando ho visto il video di Take on Me degli Ah-Ah.

Da allora ho scritto tonnellate di pagine, tra soggetti, idee, racconti brevi, trattamenti, una sceneggiatura e un romanzo, un tot di storie rimaste a metà, testando tutte le forme narrative che mi capitavano sottomano. Dal romanzo, al racconto, al cinema per poi volerne ancora di più e decidere di fare un master in cui ho avuto l’opportunità di testare anche la scrittura per documentari, pubblicità, soap opera e serie TV. Ho scritto molto e, ciò che non si è perso, è chiuso nel classico cassetto. Ma, in tutta onestà e con gli occhi di oggi, la maggior parte delle cose scritte è meglio che resti in quel cassetto.

Il mio desiderio di scrivere non è mai stato solo. Ha vagato tra i miei neuroni e i miei atomi unito alla voglia di sperimentare e mixare diverse forme narrative, alla ricerca di un format capace di raccontare una storia nel modo più coinvolgente possibile. Una curiosità vitale e inarrestabile, che finalmente ha trovato il suo sfogo quando sono arrivati loro: i nuovi media. Internet mi ha spalancato le porte di un nuovo universo narrativo, ancora quasi completamente inesplorato. Nuovi strumenti, nuove logiche, nuovi paradigmi, tutti da scoprire – o, aspetto ancora più stimolante: da inventare.

E così ho trovato la mia strada preferita per testare nuovi format narrativi alla ricerca dell’immersività, creando quelle che amo definire narrazioni artigianali:

Storie costruite a mano, dove parole, immagini, audio, video e codice binario sono la materia prima e i nuovi media gli strumenti per lavorarla.

Che cosa uso in pratica per raccontare le mie storie? Direi ogni strumento 2.0 (o su di lì) che mi capita a tiro. Ogni tool tecnologico che nasce per fare storytelling è un richiamo irresistibile alla sperimentazione. Ma ancora di più lo sono quegli strumenti 2.0 che nascono per tutto altro scopo che non sia lo storytelling, ma che, guardandoli da un’angolazione differente, lasciano trapelare non sospette qualità narrative.

Ti sei mai chiesto se è possibile raccontare una storia usando strutture nate per fare tutt’altro, come un social network, un sito di eCommerce, un forum? Non intendo dire dedicare una pagina di un sito eCommerce al racconto di una storia, ma proprio utilizzare la struttura che normalmente viene usata per vendere prodotti come scheletro per raccontare una storia.

Io mi nutro in continuazione di queste domande. Se mi vedi sovrappensiero, è probabile che mi stia chiedendo qualcosa del genere (o, in alternativa, che cosa mangerò a cena, a pari merito). Davvero: non c’è nulla di più appassionante che provare a rispondere a queste domande (o della carbonara, a pari merito), prendere questi strumenti e interrogarsi su come declinarli, piegarli, smontarli, riciclarli, stravolgerli al solo scopo di riuscire a dar loro una voce capace di raccontare una storia viva.

Viva, sì, perché le peculiarità di questi strumenti – interazione, multi e transmedialità, personalizzazione, capacità di muoversi sul confine tra reale e virtuale – regalano loro un grande potere: il potere immersivo ossia la capacità di “tirare dentro” senza virgolette il lettore/fruitore della storia, immergendolo nell’universo narrativo con modalità innovative rispetto alla letteratura tradizionale – un’immersione tecnologica, cognitiva ed emozionale.
In questo avventuroso viaggio di scoperta pone radici il fascino adrenalinico che può spingere un autore a salire sull’Enterprise per esplorare l’universo delle new media narratives. O almeno è ciò che spinge me.

È un viaggio che rimando da anni, causa precedenza ad altre esigenze di vita. Ma se ultimamente la penna è stata ferma, la mente ha vagato oltre ogni orizzonte visibile, tendendo all’infinito: ho accumulato idee, appunti, interi progetti narrativi, analisi, spunti per nuovi format che ora premono per prendere vita in storie, mondi e personaggi. Queste narrazioni si sono ora fatte troppo chiassose, battono pugni tutti i giorni e tutte le notti contro i muri delle altre priorità esistenziali, la voce di personaggi non ancora nati sovrasta ogni altra voce del mondo reale. A questo punto non posso che cedere. Hanno vinto loro. È ora che vengano allo scoperto.

 

Coming soon!

 

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